Il Credito nel settore abbigliamento: i rischi all’interno della filiera

Se si prende il settore Abbigliamento come unione dei comparti tessile, moda e accessori i dati del 2017 hanno visto un miglioramento importante dal punto di vista economico con un +3,2% rispetto all’anno precedente ed un fatturato complessivo di circa 94,2 miliardi di euro con un + 5,2% delle esportazioni. Dal punto di vista del numero di aziende presenti nel mercato si riscontra poi una lieve contrattura, passando dalle 67.375 del 2016 alle 66.751 del 2017, ma al contrario aumenta il numero di dipendenti impiegati se pur leggermente (+01%), con quindi una crescita media in termini di addetti per impresa.

Anche dal punto di vista della gestione dei pagamenti il settore Abbigliamento fa riscontrare dei risultati intorno alla media nazionale, se considerato nel complesso. La media dei tre comparti (Produzione, Ingrosso, Dettaglio) vede un 35,7% di aziende che pagano nei termini prefissati le proprie fatture contro il 35,6% della media delle imprese italiane; al contrario risultano cattivi pagatori con ritardi oltre i 30 giorni dalla scadenza il 12,9% delle aziende dei tre comparti contro il 12% di quelle a livello nazionale.

All’interno del macro-settore è però possibile fare una suddivisione per posizione delle imprese nella filiera differenziando quindi le imprese industriali e dedite alla produzione da quelle del commercio all’ingrosso fino all’ultimo anello, e da quelle dei commercianti al dettaglio. Partendo a monte vediamo come la Produzione, suddivisa nei comparti dell’industria tessile, industria della pelle e di abbigliamento e altri prodotti tessili, abbia delle performance decisamente migliori degli altri due gruppi con una percentuale di buoni pagatori che arriva al 40,2%; anche la percentuale delle aziende che pagano con ritardi sopra i 30 giorni risulta essere migliore rispetto alla media nazionale con il 9,4% sul totale.

Se andiamo invece a vedere i dati relativi al commercio di abbigliamento la situazione peggiore in entrambe i due canali di distribuzione (ingrosso e dettaglio) con il 14,3% di aziende con ritardi gravi per la prima categoria e 15,2% per la seconda. Per contro le imprese virtuose che ottemperano ai loro debiti nei tempi prestabiliti sono sotto la media nazionale con un 34,4% per i grossisti ed un 32,5% per i commercianti al dettaglio. Per chiudere con un ultimo dato il record sui ritardi gravi lo fanno segnare i commercianti al dettaglio di abbigliamento per bambini che arrivano ad un 19,8% di cattivi pagatore sul totale (Fonte Cribis 2017).

Questi dati che vanno in peggioramento discendendo la filiera dell’abbigliamento sono una fotografia interessante del rischio di credito, soprattutto per gli operatori del settore stesso che si trovano all’interno del circuito. E’ facile intuire infatti come l’industria tessile presa nel suo complesso possa andare incontro a problemi di insoluti importanti con una situazione di maggiore di difficoltà dei canali di distribuzione, qualsiasi sia il canale di vendita selezionato dall’impresa. E’ intrinseco quindi come le aziende produttrici e quelle del canale all’ingrosso abbiano necessità di una gestione degli insoluti sulle aziende commerciali strutturata. Il recupero crediti commerciali presenta delle caratteristiche differenti da quello più standardizzato verso i privati; sono però solo il 10% sul totale le società specializzate nel recupero che si occupano di crediti commerciali, con conseguente specializzazione in alcuni settori specifici ed un relativo miglioramento delle performance di recupero sui crediti affidati. La specializzazione nel settore tessile permette infatti di avere delle conoscenze del mercato e soprattutto delle aziende creditrici e debitrici al suo interno, fattore che porta ad una gestione personalizzata di ogni posizione a seconda

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Crediti insoluti: quando iniziare il recupero stragiudiziale?

Quanto tempo deve passare perché un credito sia ritenuto effettivamente insoluto? Dopo quanti mesi devo iniziare a gestire le fatture non pagate in maniera decisa? La maggior parte delle imprese italiane sono da considerarsi micro-imprese e la gestione strutturata del credito potrebbe non essere la priorità all’interno di aziende di piccole dimensioni che, “giustamente”, ritengono di avere altre priorità relative alla produzione ed alla commercializzazione dei propri prodotti e/o servizi.

E’ infatti certamente indispensabile focalizzare l’attenzione sulla qualità e quantità dei beni venduti, definirne il loro valore aggiunto ed incentivarne, grazie ad una forte spinta commerciale, la loro vendita nel proprio mercato di riferimento. Ma la crescita commerciale delle aziende si lega inesorabilmente a doppio filo con l’aspetto crediti insoluti; acquisire più Clienti è un gran risultato, senza ombra di dubbio, ma vista la fisiologica percentuale di debitori insolventi sul totale dei propri clienti ai quali viene concesso un credito, più X Clienti vorrà dire più %X Clienti insolventi. Questo aspetto non è assolutamente da sottovalutare viste le difficoltà che la mancanza di liquidità dovuta ai crediti insoluti può portare ad un’azienda, sia essa in crescita e quindi bisognosa di investimenti, sia essa in crisi e quindi con priorità e necessità di denaro contante.

Reagire ai crediti insoluti non vuol dire però decidere di prendere in rassegna tutti le fatture non pagate degli ultimi anni e partire con il recupero al momento della necessità di liquidità. Le possibilità di recuperare un credito, in via stragiudiziale, è infatti inversamente proporzionale all’anzianità di quel credito, e quindi più il credito è “vecchio” più questo sarà difficile da recuperare, sia stragiudizialmente che legalmente. E allora quando agire per migliorare le performance di recupero crediti?

Statisticamente dopo 45 giorni di ritardo nel pagamento di un fattura, tolti i ritardatari seriali che nella loro extra-dilazione diventano quasi abitudinari, quel credito sarà quasi sicuramente un insoluto a tutti gli effetti e quindi un credito che il debitore non ha intenzione di pagare di sua spontanea volontà. Inoltre si stima che ogni “cattivo pagatore” ha in capo circa 5 posizioni a recupero, per cui 4 oltre alla vostra. Se si legge questo dato insieme alle percentuali di crediti affidati al recupero per settore merceologico diventa ancora più significativo; il 90% dei crediti affidati a recupero appartengono a Banche, Finanziarie, Utilities e Telecomunicazioni, le quali si muovono sugli insoluti a circa 30/60 giorni dalla scadenza.

Facendo due calcoli si può ipotizzare una situazione di questo genere: la Pinco Pallino Srl inizia a riscontrare delle problematiche di liquidità e non paga una rata alla Finanziaria, va in scoperto con il fido della Banca, ritarda il pagamento della Bolletta dell’Energia elettrica e quella telefonica, e poi non paga una vostra fornitura. Dopo circa 50 giorni le prime quattro si muovono con il recupero stragiudiziale attraverso una Società di recupero crediti e riescono a rifarsi sul proprio debitore. Dopo 240 giorni (media del tempo di reazione ai ritardi delle PMI) andate a tentare anche voi un recupero stragiudiziale.

L’esito positivo come si può immaginare è decisamente più difficile rispetto a quello dei primi quattro soggetti, visto che la Pinco Pallino, dopo aver dato la precedenza ai primi che si sono mossi per sollecitare il pagamento, non ha più risorse per saldare il proprio debito con voi. E’ per questo motivo che accelerare i tempi di reazione e gestire in maniera tempestiva i ritardi nei pagamenti può fare la differenza nel recuperare della liquidità indispensabile. Grazie al sostegno di società specializzate nel recupero crediti commerciali è poi possibile segmentare le diverse tipologie di crediti, sia per anzianità che per dimensione e settore merceologico, per poi implementare una strategia di recupero differente per ogni cluster.

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consulenti del lavoro credito

Consulenti del Lavoro e gestione del Credito

Il Consulente del Lavoro è sicuramente una delle figure di riferimento per il tessuto imprenditoriale italiano, composto in gran parte da imprese di piccole dimensioni, ed un Consulente fondamentale per gli Imprenditori. I Consulenti del Lavoro nella loro attività svolgono le principali mansioni legate alla gestione del personale, come buste paga e gestione della contrattualistica, ma si occupano poi trasversalmente anche di aspetti strategici e finanziari, bandi di gara ed incentivi nazionali e comunitari, solo per fare alcuni esempi.

Le potenzialità di un’impresa di poter crescere, sia dal punto di vista reddituale che da quello di dimensioni, in termini di dipendenti, vengono però smorzate dai momenti di crisi, causati da diversi fattori, interni o esterni all’impresa stessa. Alcuni fattori pur in apparenza esterni, possono trasformarsi in interni; uno dei principali fattori è infatti la scarsa liquidità, legata ai crediti insoluti vantati sui propri clienti. La concessione di dilazioni, pratica comune, nel momento in cui i ritardi nei pagamenti superano i 45 giorni, si trasformano spesso in effettivi insoluti, i quali intaccano l’operatività e la capacità di investimento delle imprese colpite.

Questa problematica, ad un primo sguardo esterna al controllo dell’impresa creditrice, diventa interna se non si attua una strategia strutturata di gestione del credito che permetta di affrontare nel  migliore dei modi il problema dei crediti insoluti. E’ proprio in questi aspetti che può entrare in gioco il Consulente del Lavoro. In un ipotetico ciclo di gestione del credito strutturato rientrano infatti diversi strumenti utili alle aziende di ogni dimensione; dall’analisi preventiva sui potenziali clienti al recupero crediti stragiudiziale e legale sui crediti già insoluti, fino alla cessione dei crediti pro-soluto.

Strettamente legato alla liquidità è certamente il Recupero Crediti stragiudiziale lo strumento più duttile e rapido per gestire le problematiche incombenti. Ulteriore strumento utilizzabile, nel caso in cui il credito fosse ritenuto definitivamente inesigibile, è la cessione dei crediti pro-soluto. Infine, dal punto di vista fiscale, l’attività di recupero crediti svolta da un’agenzia strutturata e la relativa documentazione di chiusura pratica fornita, in caso di esito negativo, permettono la messa a perdita del credito.

I Consulenti del Lavoro, grazie a questo strumento ed in ottica di promozione di una gestione del credito aziendale strutturata verso i propri clienti, sono in grado di ottenere dei vantaggi per entrambe le parti.

Il Consulente infatti, grazie all’affiancamento al Cliente in questa fase sostiene la redditività aziendale, permettendogli di affrontare al meglio i propri crediti insoluti ed ottenere le risorse per nuovi investimenti, sia produttivi/finanziari che in risorse umane, con una crescita delle attività primarie del Consulente stesso. Da non dimenticare anche la gestione dei crediti interna allo Studio di Consulenza che a sua volta necessita di una strutturazione utile alla sua stessa redditività. Da considerare infine che il circolo virtuoso che si crea con la consulenza ai propri Clienti in questi ambiti porta poi di pari passo ad un miglioramento della situazione Credito anche per i gli Studi di Consulenza stessi.

Su questi concetti e con questi obiettivi nasce la Convenzione, sottoscritta da Tutela Credito, all’interno della quale One opera per la parte relativa al recupero e la cessione dei crediti, con l’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro .

I propositi della Convenzione sono infatti quelli di  formare i Consulenti del Lavoro nella gestione del credito, fornendo tutti gli strumenti utili nelle diverse fasi, così da permettere ai Professionisti di ampliare, con competenze teoriche e pratiche, il campo d’azione professionale verso i propri clienti e sostenerli nelle problematiche legate al Credito.

 

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Distribuzione alimentare: il recupero crediti nel canale HoReCa

Il mercato del Food and Beverage, preso nel suo complesso, è decisamente variegato e differenziato;  se si va infatti ad esplodere i diversi comparti che fanno parte del macro-settore alimentare al suo interno troviamo, a monte, i produttori agricoli e gli allevatori, per poi arrivare all’industria alimentare e quindi a tutte le aziende che producono e commercializzano alimenti e bevande; in un’ipotetica filiera semplificata troviamo poi i grossisti, i commercianti al dettaglio ed il settore HoReCa, comprendente appunto Hotel, Ristoranti e tutti gli operatori del catering (Bar, Caffetterie, Locali, etc.).

I numeri dell’industria alimentare nel 2017 sono sicuramente in crescita con 137 miliardi di euro di fatturato ed un + 3,8% sul 2016, e per il 2018 le previsioni vanno verso la soglia dei 140 miliardi. Certamente ha contribuito a questa crescita l’export che fa registrare un +6% sull’anno precedente e ben 41 miliardi di euro dai paesi esteri. Il Made in Italy resta quindi forte ma è il mercato domestico che incide maggiormente sulla redditività delle aziende del settore alimentare (Fonte: Federalimentari).

Focalizzando l’attenzione sulla produzione/distribuzione alimentare, e quindi su quelle aziende del settore Food & Beverage che non hanno un canale diretto con i consumatori ma arrivano a questi tramite intermediari, è facile intuire come per loro la crescita sia correlata a doppio filo a questi stessi intermediari. In un ipotetico portafoglio Clienti di questa tipologia di aziende la percentuale maggiore è sicuramente relativa al settore HoReCa che è composto oggi da più di 400.000 imprese, di cui addirittura circa 330.000 in forma di ditta individuale, con un fatturato annuo di circa 80 mld di euro.

Oltre ad essere la categoria B2C più numerosa del comparto alimentare, se si vanno ad analizzare i tempi di pagamento, vediamo come purtroppo risulta essere anche quella che riscontra le maggiori difficoltà all’interno del settore.  Contrapponendo infatti il settore HoReCa agli altri settori del comparto vediamo come ben il 24,9% degli operatori paghino in ritardo di oltre 30 giorni rispetto alla scadenza contro il 14% del Commercio all’ingrosso del Food ed il 16,9% del commercio all’ingrosso di Beverage; ad accompagnare in maniera negativa le imprese HoReCa è poi il Commercio al dettaglio con il 21,8% mentre nel mezzo troviamo la GDO con il 17,9% di imprese ultraritardatarie. Il trend rispetto al 2016 è però positivo con un miglioramento omogeneo in tutte le categorie, compresi Hotel, Ristoranti e Bar che chiudono con un -18,5% di imprese con ritardi gravi (Fonte Cribis, 2017).

In questo contesto economico, anche se in lenta ripresa, le problematiche di liquidità di un settore si riflettono inesorabilmente su chi nella filiera sta a monte, e per questo motivo sono proprio i produttori/distributori alimentari ad entrare in deficit di liquidità e riscontrare delle problematiche di crediti insoluti con tutto ciò che ne comporta.

Per questi motivi la gestione del credito per le imprese del settore è decisamente complessa e costituita da un mix di strumenti che va dalle analisi preventive sull’affidabilità finanziaria dei potenziali clienti all’assicurazione sui crediti, dal recupero crediti stragiudiziale e legale degli insoluti alla cessione dei crediti ormai inesigibili; il tutto diversificato e personalizzato a seconda della tipologia di partner commerciale. Nel caso del canale HoReCa, vista l’alta percentuale di micro imprese e ditte individuali e la loro maggiore rischiosità, il numero di crediti insoluti è sicuramente maggiore e anche l’assicurazione sui crediti difficilmente riesce a coprire tutti i rischi legati ad un portafoglio Clienti così variegato.

Per poter quindi gestire tutta la fase di recupero stragiudiziale del credito è necessaria una specializzazione nel recupero crediti commerciali che si concentra appunto sulle transazioni e relativi contenziosi in ambito Business-to-Business, e ancor di più una conoscenza del mercato dal punto di vista settoriale, che le società di recupero crediti specializzate acquisiscono grazie all’esperienza con grandi realtà del settore. Le competenze specifiche ovviamente necessitano di affiancarsi ad un ciclo di gestione dei crediti insoluti strutturato e personalizzabile a seconda della tipologia di credito e con attenzione particolare alla categoria di Clienti alla quale questi insoluti appartengono.

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Le 7 azioni da compiere nel recupero crediti stragiudiziale

Nel 2017 sono state circa 35 milioni le pratiche affidate alle società specializzate nel recupero crediti con un importo totale che arriva a più di 71,4 miliardi di euro di crediti affidati per un ticket medio di € 2.039,00 per pratica (Fonte Unirec). Ma quali sono i vari step che le agenzie di recupero mettono in atto nella gestione delle pratiche affidate?

Facendo una distinzione inziale tra recupero crediti stragiudiziale e legale, il primo è l’attività principale che le società di recupero mettono in campo, pur non tralasciando la parte legale che comunque passa da un iter legislativo ben definito se pur con tempistiche molto variabili a seconda del Tribunale più che del lavoro di indagine svolto prima di intraprendere l’azione legale stessa.
Sul recupero stragiudiziale invece il flusso di attività può essere composto di più o meno azioni a seconda del livello di strutturazione del processo da parte di ogni Società di Recupero crediti.

Le azioni che permettono di gestire in maniera approfondita e dettagliata il recupero crediti stragiudiziale  possono essere quindi raggruppate in questa short list, declinabile poi in differenti varianti e  sviluppata dopo un’analisi del portafoglio crediti complessivo.

  1. Indagini preliminari di rintraccio sul Debitore
    Una volta ricevute le pratiche relative ai crediti da recuperare, il primo step è sicuramente quello di svolgere, ove fosse necessario, un’indagine per reperire i dati anagrafici e di residenza/domicilio del soggetto debitore per poter iniziare la prima fase vera e propria di recupero stragiudiziale.
  2. Invio lettera di sollecito
    Una volta individuato l’indirizzo di residenza attuale e verificato del soggetto si può procedere all’invio della prima lettera di sollecito con l’ufficializzazione al Debitore della necessità che il suo debito venga risarcito.
  3. Sollecito telefonico / Phone Collection
    Nel caso in cui la lettera di sollecito non abbia avuto nessun riscontro si procede al sollecito telefonico del debitore, grazie alle indagini svolte preventivamente; la phone collection ha sia l’obiettivo principale di recuperare il credito “a distanza” sia quello di reperire dati aggiornati sul soggetto ed eventualmente preparare la fase successiva di esecuzione domiciliare.
  4. Esazione domiciliare
    In questa fase il debitore viene visitato a domicilio da un Professionista qualificato che, grazie a tecniche di mediazione e capacità introspettiva, cerca di intendere le vere intenzioni del debitore, e in caso di esito positivo, procede all’esazione del debito. E’ in questa fase che esiste la possibilità di proporre dei piani di rientro o eventualmente delle opzioni cosiddette di “saldo e stralcio” per chiudere in maniera bonaria il contenzioso.
  5. Diffida Legale
    Nel momento in cui anche la fase di esazione domiciliare non sia andata a buon fine si passerà alla cosiddetta diffida legale tramite apposita lettere predisposta da un Consulente Legale con l’effettiva messa in mora del Debitore.
  6. Phone Collection Legale
    L’ultimo step di un iter strutturato di recupero crediti si conclude con una nuova azione di sollecito telefonico, questa volta svolto direttamente dallo Studio Legale Partner della Società di Recupero Crediti per mettere in atto un ulteriore tentativo di recupero stragiudiziale del credito prima di valutare la possibilità, a seconda della tipologia di credito, di procedere alla fase di recupero giudiziale diretto.
  7. Relazione di chiusura della pratica
    Al termine di tutto il processo di recupero crediti stragiudiziale la Società di Recupero predispone una relazione dettagliata di tutte le attività svolte durante la lavorazione e le motivazioni dell’esito negativo del recupero, utile ai fini fiscali in ottica di inquadramento del credito come inesigibile.

Una volta definita la lista delle azioni che possono essere compiute nella fase stragiudiziale è importante ovviamente tenere in considerazione da una parte la modalità di approccio verso il Debitore, nel rispetto della deontologia professionale, garantita in questo caso dall’iscrizione delle Società di recupero crediti ad Unirec (Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito), dall’altra dalla capacità di personalizzare in maniera accurata ogni situazione per permettere al Creditore di ottimizzare le risorse sia in termini monetari che di tempi.

PMI e recupero crediti: meglio il recupero stragiudiziale o legale? Domanda sbagliata.

Uno dei quesiti principali che le aziende si pongono nel momento in cui si trovano davanti ad un problema di insoluti, magari per la prima volta, è come cercare di recuperare questi crediti. Affidarsi ad una società specializzata nel recupero crediti o al proprio Legale di fiducia? Già questa è sicuramente una domanda, se pur sbagliata, che denota una certa propensione all’analisi da parte dell’imprenditore nella gestione della propria azienda e delle problematiche quotidiane che si incontrano per strada. E’ vero anche che la maggior parte delle persone ha, per un motivo o per un altro, un Avvocato di fiducia, ma non una Agenzia di recupero crediti di fiducia; ragion per cui il primo passo potrebbe essere quello di rivolgersi direttamente al proprio legale ed iniziare l’iter, magari con un diffida legale, per poi passare al recupero giudiziale vero e proprio.

E’ una scelta sbagliata? Non è detto. Se il credito è considerevole, e magari insoluto ormai da tempo, probabilmente potrebbe essere una scelta corretta, soprattutto se il Debitore non ha nessuna intenzione di pagare. A quel punto, se il vostro Legale si muove in maniera oculata e verificando in anticipo la solvibilità del debitore prima di procedere con l’azione legale vera e propria, magari svolgendo delle indagini patrimoniali preventive con l’ausilio di agenzie investigative, le possibilità di un buon esito aumentano esponenzialmente rispetto ad un tentativo di risoluzione bonaria.

Ma tutti i crediti insoluti hanno gli stessi importi? Probabilmente no. Vengono presi in gestione dall’Imprenditore, o da chi si occupa del credito, con la stessa anzianità? Neanche. E allora perché porsi il dubbio se utilizzare uno o l’altro metodo di recupero crediti?

Si stima che la maggior parte dei ritardi dei pagamenti da parte dei propri clienti, una volta passati 45 giorni dalla scadenza, diventino a tutti gli effetti dei crediti insoluti. Questo vuol dire che è possibile prevenire e gestire in maniera strutturata il proprio credito e non aspettare che le fatture non pagate si impolverino prima di agire. Ed in questa fase è sicuramente il recupero crediti stragiudiziale ad avere le performance migliori con i costi minori. Altra variante da considerare è quella del valore medio delle fatture insolute che fa propendere, soprattutto per quanto riguarda i piccoli e medi importi, verso l’unico approccio economicamente possibile e realizzabile e cioè una fase stragiudiziale con tutti i suoi step.

Per riformulare la domanda iniziale in maniera più corretta allora ci si deve chiedere: come impostare una gestione del credito strutturata? E la risposta è sicuramente quella di utilizzare entrambe gli strumenti citati inizialmente, non come alternativa l’uno dell’altro, ma come due livelli di un ipotetico imbuto a più filtri nel quale viene versato l’intero ammontare di crediti che diventano insoluti. Il primo filtro è quello del recupero stragiudiziale con all’interno le sue varie fasi (sollecito epistolare, phone collection o sollecito telefonico, esazione domiciliare, diffida legale). Una percentuale di questi crediti verrà recuperata, il restante passerà quindi alla fase di valutazione delle posizioni non recuperabili dal punto di vista patrimoniale grazie ad indagini  fornite da società con licenza investigativa; solo quei debitori ritenuti solvibili verranno lavorati tramite il recupero giudiziale con un’alta percentuale di recuperato. I crediti che non riscontrano garanzie patrimoniali  arrivano quindi alla fine dell’imbuto ed è questa la fase di cessione pro-soluto. Tutto ciò che rimane al termine di questo imbuto verrà poi messo a perdita.

E’ facile capire come le due tipologie di recupero possano e debbano susseguirsi in una gestione del credito ben organizzata. Quanto siano larghe o strette le maglie di questi filtri intermedi dell’imbuto dipenderà dalla qualità del sistema adottato, soprattutto nella fase stragiudiziale, la più complessa e ricca di azioni e possibili momenti di recupero del credito. Ultimo fattore importante per il miglioramento di questo ciclo è la specializzazione e l’esperienza nella gestione dei crediti commerciali relativi alle Piccole e Medio Imprese, che si differenziano dai crediti in ambito finanziario e del settore delle Utilities, sia per caratteristiche intrinseche che per la modalità di gestione delle singole posizioni.

 

 

Il Recupero crediti commerciali: numeri, performance e strategie

Una delle principali problematiche che hanno influito sulla redditività delle aziende, di qualsiasi settore, negli anni immediatamente seguenti la grande crisi partita nel 2009, è senza ombra di dubbio quella dei crediti insoluti. Gli anni più problematici dal punto di vista della crescita sono potenzialmente superati e, se pur con un ritmo blando, le aziende che hanno superato la crisi hanno contribuito migliorando i propri termini di pagamento e soprattutto saldando i propri debiti. Ma quanti crediti insoluti le aziende italiane hanno dovuto effettivamente gestire e quanto il miglioramento della situazione economica ha influito sul mondo credito?

I dati del 2017 vedono un numero di pratiche affidate a società di Recupero Crediti di 35.050.000 con una diminuzione del 1,7 % dal 2016 ma un trend degli ultimi anni che segue la pur lieve ripresa economica con un – 13,7% rispetto al 2014. Se andiamo invece a vedere gli importi affidati vediamo che il dato risulta essere in controtendenza con un aumento dal 2014 del 27,1%. Parlando di numeri reali sono più di 71 i miliardi affidati nel 2017 con quindi una forbice tra pratiche affidate e valore monetario che continua ad allargarsi, segno di una crescita del ticket medio per ogni posizione.

Questi dati rappresentano il quadro complessivo del settore del credito, all’interno del quale è però da sottolineare la suddivisione dei crediti affidati a seconda del settore di provenienza. Come è ovvio la stragrande maggioranza dei crediti in questione è da ricollegare al settore Bancario-Finanziario con il 31% del totale delle pratiche ed il 28% degli importi, al comparto NPL (17% delle pratiche e 45% degli importi) e a quello delle Utilities & Telco che ne copre il 39% in termini di pratiche ed il 17% in termini di importi complessivi. In tutto questo il comparto dei crediti commerciali ricopre ad oggi il 3,9% del mercato del recupero crediti in termini di pratiche ed il 2,5% in termini di importi affidati alle Società di Recupero Crediti.

L’ultimo approfondimento, e forse quello più interessante, è quello relativo alle performance di recupero nel comparto dei crediti commerciali che su 1.377.000 pratiche affidate ne vede recuperate 482.000 con una performance del 35%. Leggermente diversi i dati relativi agli importi affidati che vedono le imprese commerciali, intese come tutte le imprese che producono e/o vendono beni e servizi al di fuori del settore finanziario, utilities, assicurativo e della Pubblica Amministrazione; sono infatti 1,75 miliardi gli euro affidati nel 2017 con un importo complessivo recuperato di € 437 mln ed una performance di recupero del 24,9% (Fonte VIII Rapporto Unirec).

Ma come è possibile migliorare questo dato? Tutte le società specializzate in Recupero crediti incluse nell’analisi utilizzano gli stessi metodi e lo stesso approccio al recupero crediti commerciali? La risposta è ovviamente no, in quanto ogni Società attua le proprie politiche e strategie di contatto con il Debitore seguendo delle fasi che anch’esse non sono scontate e utilizzate da ogni Agenzia. Dividendo in due le tipologie di Società di Recupero, e seguendo lo schema classico della  scelta tra due politiche di mercato, c’è chi sceglie la via del prezzo ridotto e chi quella della Qualità del servizio.

Per poter attuare una politica di prezzo è però ovvio che si debba rinunciare alla gestione strutturata delle diverse fasi di recupero ed eliminare degli step per abbattere i costi operativi, con una riduzione fisiologica delle performance di recupero.

Dall’altra parte la gestione di qualità passa per l’implementazione di una serie di pratiche e azioni che seguono un iter preciso, dalla prima fase con l’invio delle lettere di sollecito ai solleciti telefonici e quindi la cosiddetta phone collection. Fase successiva è poi la vera e propria esazione domiciliare, attuabile in maniera soddisfacente solo grazie ad una rete di esattori qualificati e dislocati sul territorio. Dopo l’esazione l’attività stragiudiziale svolta in maniera strutturata viene implementata dall’utilizzo dello strumento della diffida legale a cui fa seguito una nuova fase di phone collection, questa volta di tipo legale, con l’obiettivo di proposta di una via risolutiva prima di intraprendere le vie legali.

One opera da molti anni nel settore del recupero crediti, con una specializzazione particolare per i crediti commerciali, e da sempre sceglie la strada della qualità cercando di offrire ai propri Clienti una gestione dei loro crediti più efficace possibile grazie ad un flusso di attività complesso e personalizzabile a seconda della tipologia di posizioni affidate. Grazie all’utilizzo di un flusso complesso di attività la qualità del recupero crediti cresce esponenzialmente. Inoltre il Cliente avrà la possibilità di monitorare in autonomia a che punto della lavorazione si trovano le proprie posizioni, attraverso il portale OneGest, a dimostrazione dell’importanza che la società ripone sul Cliente e sulla necessità di valutare direttamente e costantemente la qualità di un servizio.

Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???

“Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???” è questo il quesito che s’insinua spesso nella testa dei creditori nel momento in cui ci sono dei crediti in sospeso e si teme di agire nel modo sbagliato investendo risorse per recuperare quelle che a causa di fatture mai pagate o ancora di soldi mai incassati per vari motivi, sono momentaneamente congelate perché il debitore non provvedere a saldare i conti.
Spesso si evita il coinvolgimento di società esterne per la risoluzione di queste problematiche, oltre che per evitare i costi che questo comporta, anche per una questione di relazioni interpersonali, poiché si desidera evitare il conflitto e gli attriti con i clienti o i debitori coinvolti.
Le motivazioni che portano al dubbio iniziale “Perché spendere soldi per recuperare soldi già spesi???” sono quindi logiche e umane. La questione si va poi a complicare quando oltre alla perdita di denaro e/o risorse, si vanno ad affrontare i costi relativi all’IVA sulle fatture o ai fornitori che a loro volta hanno richiesto i pagamenti dovuti. Altro dettaglio, tutt’altro che trascurabile concerne il fatto che non applicarsi per il recupero dei propri crediti in Italia, è reato. Infatti la mancata riscossione dei crediti vantati può essere configurata come distrazione punibile dalle norme sulla bancarotta, e può essere prevista anche una pena accessoria d’interdizione dall’esercizio di uffici direttivi per dieci anni come è accaduto per la sentenza n. 32469 del 25 luglio 2013, in cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Milano a carico di un imprenditore autore di un grande dissesto finanziario.
Per queste motivazioni è importante che si attivi una procedura tempestiva per la riscossione dei propri crediti, attraverso la collaborazione di società serie e professionali che con il loro operato non intacchino i rapporti con i debitori, ma al contrario trovino delle soluzioni concordate e deontologiche che permettano il recupero dei crediti in tempi e modalità accettabili da tutte le parti coinvolte.

Sapevate che le società di recupero crediti hanno un cuore?

Metodi illegali e coercitivi vengono applicati quotidianamente da alcune società poco serie nei confronti di coloro che per situazioni contingenti, non riescono a pagare i propri debiti e ciò comporta un discredito per tutta la categoria del recupero.

A 10 anni dall’inizio della crisi finanziaria che sta attanagliando l’economia mondiale, milioni di privati, aziende ed istituzioni subiscono situazioni di disagio economico, in particolar modo per i privati questo si trasforma in profondo disagio psicologico e morale.

Chi non può pagare i debiti non é necessariamente un delinquente, ma spesso si tratta di persone in difficoltà le quali necessitano una soluzione concordata che tenga conto dello stato economico attuale e del fabbisogno delle famiglie coinvolte. Purtroppo non tutte le società di recupero hanno alla base la stessa etica professionale e alcune di queste gestiscono le pratiche di recupero senza tener conto di questi fattori.

Dal 1998 è presente in Italia un’associazione rappresentante delle agenzie di recupero crediti, denominata UNIREC, acronimo di Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito, la quale fa parte di CONFINDUSTRIA  ed è membro FENCA (Federazione Europea delle Associazioni Nazionali delle Imprese di Recupero Crediti). L’associazione si pone come obiettivo primario la diffusione di una cultura bilaterale del recupero crediti, ossia una cultura che comprenda la tutela delle varie parti che si vanno ad interfacciare nelle negoziazioni di recupero.

Le aziende iscritte ad UNIREC sono ad oggi 202, a tutte queste viene garantita una formazione costante affinché possano a loro volta lavorare con la massima professionalità ed eticità. Ogni associato sottoscrive un Codice di Condotta creato in concertazione dalle aziende di recupero e le associazioni di consumatori. Il Codice di Condotta in questione è stato preso come riferimento dalle autorità comunitarie europee come modello di best practice nel settore del recupero crediti.

L’approccio con il debitore, secondo deontologia UNIREC, deve essere quindi di tipo negoziale, avviene infatti di solito attraverso una telefonata, la ricezione di un avviso scritto o la visita di un agente esattivo, ma mai attraverso metodi offensivi per il debitore, ma anzi, al contrario le società di recupero devono adoperarsi al fine di trovare delle soluzioni che garantiscano il rientro della cifra in questione, ma con modalità che facilitino anche il debitore ad estinguere il debito. Il 90% delle aziende del settore ha sottoscritto il Codice di Condotta, pertanto si può sicuramente affermare che l’aurea negativa che riguarda il retaggio culturale secondo il quale le agenzie di recupero crediti sono “il male” e lavorano esclusivamente con sistemi coercitivi messi in opera da soggetti privi di scrupoli è indubbiamente molto distante dalla realtà. Le società di recupero svolgono infatti un ruolo fondamentale nell’economia, in quanto aiutano a riottenere le risorse ingiustamente mai percepite da privati e/o fornitori, grazie alle quali si evita il collasso di un economia già messa fortemente alla prova dalla crisi degli ultimi 10 anni.

Con la ripresa delle risorse da parte del creditore si riesce ad esempio ad evitare la perdita di posti di lavoro, evitare il fallimento o la crisi di aziende soggette a mancati pagamenti e cosi via dicendo. Pertanto è corretto dire che quando le società di recupero operano con professionalità ed eticità, queste svolgono un ruolo fondamentale nella società odierna da cui tutti traggono beneficio, compreso il debitore stesso.

Bollette non pagate? Ecco cosa succede a partire dal 1° marzo 2018

Interessanti tutele a favore dei consumatori del mercato energetico sono previste dalla Legge di Bilancio 2018 pubblicata a fine dicembre 2017, nello specifico, il comma 4 della Legge prevede infatti un taglio dei termini di prescrizione per le bollette non pagate, le quali dovranno essere riscosse entro due anni, e non più entro i cinque previsti precedentemente.

Accade frequentemente che le fatture di gas e di luce con importi elevati vengano recapitati dopo diversi mesi, a volte addirittura anni addietro rispetto alla data d’imputazione del consumo effettivo; Le cifre ingenti indicate possono essere dovute all’inadempimento della società di distribuzione, del fornitore o in ultimo del cliente finale stesso.
Le responsabilità del distributore di energia, ossia del soggetto che installa il contatore, sono imputabili allo stesso unicamente nel momento in cui non vengano svolte le dovute  periodiche attività di lettura dei consumi e manutenzione. A dimostrazione che le suddette attività siano state quanto meno “tentate” si deve comprovare il tentativo dell’intervento sul contatore, poiché se il contatore si trova all’interno delle singole abitazioni o in luoghi di difficile accesso senza la presenza del proprietario o di persona da questi delegata, la responsabilità del soggetto distributore decade.  Per quanto concerne il fornitore, la responsabilità può rinvenirsi qualora non siano state emesse le bollette di consumo con la cadenza prevista dalle condizioni contrattuali.
Il cliente finale può risultare responsabile nel momento in cui, considerata l’allocazione del contatore in una posizione inaccessibile (es. all’interno dell’abitazione o in proprietà privata), non consenta, per assenza o rifiuto, l’accesso ai tecnici per eseguire la rilevazione dei consumi.
Per i conguagli riferiti ai periodi maggiori di due anni e nell’eventualità in cui l’Antitrust abbia aperto un procedimento per violazioni del codice del consumo, l’utente, previo invio di un reclamo, ha diritto a ottenere uno stop del pagamento finché non si accerti che la pretesa dell’importo presente in bolletta sia legittima. Sarà compito del distributore di energia comunicare all’utente l’avvio del procedimento nei suoi confronti e informarlo sui suoi diritti.
Fino a oggi non era prevista alcuna sospensione per il pagamento di bollette e maxi conguagli, emessi in conseguenza di pratiche giudicate scorrette dall’Antitrust, invece ora, all’esito della verifica sulla legittimità della condotta della compagnia, i consumatori avranno diritto all’indennizzo dei pagamenti effettuati a titolo d’indebito conguaglio entro tre mesi. A meno che non sia stato lo stesso utente a non comunicare, o trasmettere in modo errato i dati di consumo sulla base dei quali sono stati effettuati i calcoli della bolletta.

Le disposizioni previste dalla Legge di Bilancio hanno effetto sulle fatture con scadenza successiva a:

  • 1° marzo 2018 per il settore elettrico;
  • 1° gennaio 2019 per il settore del gas;
  • 1° gennaio 2020 per il settore idrico;

Entro il primo gennaio del 2020 si prevede inoltre che tutti gli utenti possano accedere gratuitamente ai dati riguardanti i propri consumi tramite il Sistema Informativo Integrato (SII), una banca dati istituita già nel 2010 per la gestione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas.