Recupero crediti commerciali: un’impresa su due non è più operativa in fase di recupero giudiziale

Nel momento in cui si procede al recupero crediti giudiziale, e quindi una volta che il recupero stragiudiziale (se messo in atto) non abbia portato risultati su tutte le posizioni insolute, è necessario, per un miglioramento delle performance ed un’ottimizzazione delle risorse, svolgere delle indagini preliminari volte a comprendere se quell’azienda sia potenzialmente aggredibile tramite un’azione di pignoramento, sia attraverso un’esecuzione di beni mobili ed immobili che tramite il pignoramento presso terzi.

Prendendo in considerazione il solo recupero crediti commerciali e quindi la gestione dei crediti insoluti di un’impresa verso un’altra impresa debitrice sono interessanti i dati elaborati da Abbrevia, tra le principali società di investigazioni in Italia e Partner di One all’interno del Gruppo Tutela Credito, che ha analizzato i dati relativi alle indagini per recupero crediti giudiziale svolte nel corso del 2018 per offrire una panoramica delle principali caratteristiche dell’impresa debitrice da un punto di vista anagrafico e patrimoniale.

Dal punto di vista anagrafico viene individuata intanto la forma giuridica più ricorrente, ed è importante notare come quasi 1 impresa su 2 sia una S.r.l., mentre più del 30% delle imprese sono ditte individuali, nelle quali il patrimonio personale dell’imprenditore si unisce a quello dell’impresa. Anche dal punto di vista dell’anzianità un dato che colpisce è il fatto che solo 1 su 10 rientrino nella categoria delle neo-costituite (da 0 a 3 anni di attività). Infine i settori più a rischio risultano essere il commercio al dettaglio, il settore Edile e tutto il comparto Ho.Re.Ca..

Oltre agli aspetti anagrafici che forniscono una visione generale delle imprese debitrici sono decisivi in fase di recupero giudiziale i dati relativi al patrimonio in capo alle imprese che viene suddiviso per i principali beni aggredibili a disposizione e quindi le proprietà immobiliari intestate alle imprese, i veicoli ed infine i conti correnti, principale obiettivo del pignoramento presso terzi sulle imprese. I numeri relativi alla presenza o meno in capo all’impresa debitrice di beni pignorabili variano però sensibilmente a seconda di un fattore specifico che fa da ago della bilancia: l’operatività dell’impresa.

E’ infatti decisamente interessante il dato relativo allo stato di attività dell’impresa al momento della fase di indagine pre-legale che mostra una percentuale decisamente alta di imprese ormai non più operative; sono addirittura il 44% le imprese che risultano non essere più attive, se pur esistenti in Camera di Commercio. E se si vanno a verificare le differenze in termini patrimoniali tra imprese operative e non operative vediamo come la presenza degli immobili passi da un 38% ad un 16%, quella dei veicoli dal 65% al 38% ed infine quella del conto corrente che passa addirittura dal 85% al 36% di presenza.

Questo dato, letto insieme alla percentuale di presenza di almeno un evento negativo (protesti, pregiudizievoli o procedure concorsuali) che arriva al 51%, dimostra in maniera oggettiva come, dal punto di vista del recupero crediti, sia decisivo da una parte muoversi rapidamente con un recupero stragiudiziale prima che le imprese entrino in seria difficoltà e dall’altra che un monitoraggio costante dei propri clienti possa aiutare le imprese a capire quando un ritardo in un pagamento, connesso al verificarsi di un evento negativo, possa tramutarsi in un effettivo insoluto. Una gestione integrata e strutturata di tutto il ciclo del credito, dalla valutazione preventiva al recupero giudiziale può infatti ottimizzare sensibilmente le perdite sui crediti ed il recupero di liquidità che nel tempo può potenzialmente diventare inesigibile.

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