Ritardi nei pagamenti 2018: il rischio di credito per le PMI

Il credito commerciale nel mondo PMI svolge un ruolo decisivo sia dal  punto di vista operativo che da quello finanziario; l’aumento della liquidità aziendale dovuto alla possibilità di dilazionare i pagamenti permette infatti di migliorare l’offerta commerciale dal punto di vista delle condizioni offerte ai propri clienti, oltre che di investire la liquidità corrente in altri strumenti, sia operativi che finanziari.

I dati del 2018 vedono una lieve crescita dei dati relativi a crediti e debiti commerciali presenti nei bilanci delle PMI Italiane, partita nel 2015, e che le vede raggiungere un livello di crediti commerciali sul fatturato del 26,7% contro il 21,6% dei debiti commerciali. Se si va poi a differenziare le imprese tra piccole (meno di 50 dipendenti e fatturato non superiore ai 10 mln) e medie (massimo 250 dipendenti e fatturato inferiore o uguale ai 50 mln) vediamo come le seconde abbiano una percentuale più alta sia di crediti che di debiti su fatturato rispetto alle prime, dovuta anche al livello di affidabilità più alta verso i fornitori che si trasferisce poi sui loro stessi clienti in termini di credito concesso.

Se si va poi a ragionare sui ritardi nei pagamenti medi  vediamo come il dato sia sicuramente in miglioramento rispetto ai picchi toccati per esempio nel 2012 (16,9 giorni di ritardo medio) ma con un lieve peggioramento nel primo semestre di quest’anno; il dato si attesta infatti ai 10,8 giorni del secondo trimestre 2018, 1 giorno in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. D’altra parte un dato positivo per le PMI è sicuramente l’assottigliamento del gap con le grandi imprese che per il periodo di riferimento si attesta a 5,1 giorni in più per le Big; lo stesso dato a fine 2017 aveva fatto segnare un + 6,7 giorni di ritardo.

Se i ritardi nei pagamenti sono sicuramente il primo segnale di una possibile problematica di liquidità dei propri clienti, altro dato interessante è quello di stima dell’entrata in sofferenze dei crediti per le PMI che delinea quello che è il rischio di credito maggiore per le aziende. I dati relativi alle sofferenze commerciali hanno visto un picco negli anni post crisi del 2011 con un massimo tra il 2013 ed il 2014; da questo momento è iniziato il relativo calo della percentuale di crediti passati a sofferenza con circa un 3% per le micro imprese, un 2,2% per le piccole, circa 1,6% per le medie ed in chiusura un 1% delle Grandi (Fonte: Report PMI 2018 Cerved).

Tra queste due dimensioni (ritardi ed entrata in sofferenza) c’è tutta quell’attività di gestione del credito che passa dalla definizione di una policy di credito che delinea tutte le attività da svolgere dalla fase di concessione del credito alla gestione dei mancati pagamenti. Uno dei momenti decisivi nella gestione dei crediti è proprio quello di individuare il momento in cui un ritardo nel pagamento si stia trasformando in un vero e proprio mancato pagamento e quindi insoluto. Se è vero infatti che la maggior parte dei ritardi sono strategici e voluti ma con intenzione di pagamento, o involontari e dovuti a “sviste” legate alla scadenza, è vero anche che un ritardo dopo 45 giorni ha altissime probabilità di diventare insoluto.

La gestione tempestiva di questi crediti tra i 45 e i 60 giorni permette di migliorare sensibilmente il lavoro di recupero crediti che, per questa tipologia, necessita di un’azione stragiudiziale di tipo professionale. Se dal punto di vista delle prime due opzioni di ritardo una gestione interna di sollecito può avere i suoi vantaggi, nel momento in cui il Debitore ha deciso volontariamente di non saldare la fattura entrano in gioco una serie di fattori, tra cui le competenze di mediazione e l’impiego di risorse e tempo, che fanno necessariamente propendere per l’affidamento delle posizione ad una società specializzata nel recupero crediti commerciali, che può mettere in atto una serie di attività specifiche e personalizzare l’azione a seconda della tipologia di credito e di Cliente.

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