Cessione crediti pro-soluto e Rating aziendale

L’ultimo trimestre dell’anno è sicuramente un periodo cruciale per le imprese, sia dal punto di vista operativo che contabile. In Italia sono quasi 4,5 mln le aziende in attività, operanti nei più svariati settori e con caratteristiche diametricalmente opposte tra loro; ogni settore ha infatti la sua stagionalità ed i suoi ritmi per cui dal punto di vista operativo, pur essendo l’Italia una nazione con un forte rallentamento strutturale durante i mesi estivi (principalmente luglio e agosto), le variabili sono diverse e variegate.

Dal punto di vista contabile invece il quarto trimestre dell’anno solare è quasi sempre connesso alla chiusura del bilancio ed alla rendicontazione di fine anno finanziario, oltre che alla fase previsionale e di pianificazione dell’anno successivo. La redazione del bilancio aziendale è per la maggior parte delle aziende la creazione della propria immagine verso l’esterno. Se è vero infatti che solo le società di capitali sono obbligate al deposito del bilancio in Camera di Commercio è vero anche che le società di persone in qualche modo devono poter essere valutate dal punto di vista finanziario da diversi operatori del sistema economico.

La valutazione dell’affidabilità commerciale e finanziaria delle aziende infatti è il primo strumento per gli Istituti Bancari per poter concedere nuovi o ulteriori finanziamenti alle PMI ed il bilancio è sicuramente la prima fotografia reperibile. Altri soggetti che hanno necessità di valutare il rating aziendale sono poi gli Investitori o i potenziali Partner commerciali che, in fase di definizione di possibili accordi e investimenti non possono non utilizzare i dati finanziari come base da cui partire per valutare la Vostra Impresa, oltre ovviamente a tutti gli approfondimenti ufficiosi ed eventualmente investigati possibili. Gli stessi Potenziali Fornitori, in caso di forniture importanti, svolgeranno sicuramente un’analisi della vostra affidabilità commerciale ed un buon rating aiuterà la concessione di credito di fornitura e di condizioni migliori; infine, anche un importante potenziale Cliente, prima di affidarsi a voi nell’acquisto di un prodotto o servizio fondamentale per la sua attività, valuterà preventivamente la vostra situazione e purtroppo o per fortuna il punto di partenza sarà sempre il Bilancio.

Uno degli strumenti più utili in fase di chiusura dei conti ed in ottica di pulizia del bilancio è sicuramente la cessione dei crediti pro-soluto. Il valore dei crediti commerciali va infatti ad influire su diversi indicatori di bilancio fondamentali nella definizione di un rating. Se sulla maggior parte dei crediti insoluti la migliore soluzione è procedere per step ed iniziare con un’attività di recupero stragiudiziale per poi passare, per le posizioni di maggiore importanza, al recupero giudiziale, è fisiologico purtroppo che una parte continui a risultare inesigibile. Questi crediti inesigibili vanno inesorabilmente ad intaccare gli indici di redditività (ROI in primis), il valore del capitale circolante  e la PFN o posizione finanziaria netta.

La cessione pro-soluto permette difatti di migliorare questi indicatori grazie all’eliminazione di questi crediti dal bilancio ed il loro passaggio ad una Società abilitata al loro acquisto, come le Società specializzate nel recupero crediti commerciali. Questa dismissione di crediti, oltre a migliorare il ROI e ridurre Cash Flow e PFN riduce anche l’attività di gestione interna di quei crediti con i relativi risparmi oltre a portare a benefici fiscali legati alle minori imposte per redditi effettivamente non conseguiti, grazie alla messa a perdita di quei crediti inesigibili.

 

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Il recupero crediti nel settore del vino

Il settore vinicolo è uno dei principali protagonisti del Made in Italy ed i primi mesi del 2018 confermano le ottime performance del nostro comparto in termini di esportazioni con una crescita complessiva del +18% nei primi 5 mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il vino è infatti un prodotto ad alta propensione all’export con un fatturato nel 2017 di circa 11,3 miliardi di euro di cui ben 5,9 miliardi di esportazioni. In questi dati va però tenuta in considerazione la frammentazione del mercato vinicolo che è composto da una filiera strutturata e complessa.

Sono infatti orientativamente 470.000 le imprese facenti parte del comparto, suddivise poi tra aziende agricole coltivatrici di uva (66.000), industrie produttrici (2100), commercianti all’ingrosso (4.500) e per il restante (400.000) commercianti al dettaglio tra i quali rientrano tutti gli operatori del settore HoReCa. Inoltre anche all’interno della parte di filiera più a monte è interessante notare come si passi dalla grandi imprese integrate che sono presenti in tutta la fase di produzione e commercializzazione del vino alle cantine sociali che vinificano l’uva conferita dai soci, imbottigliano e commercializzano fino alle aziende vinicole di piccole dimensioni che sono autonome e operanti in mercati di nicchia.

In questo sistema complesso dal punto di vista distributivo anche la gestione del credito per le aziende vinicole che producono e/o commercializzano il vino necessita di una strutturazione importante.  E’ soprattutto per quanto riguarda la distribuzione al dettaglio infatti che aumenta il rischio per le imprese del settore di doversi scontrare con il problema dei crediti insoluti. Il canale HoReCa infatti è sicuramente uno tra i settori più a rischio credito con il 24,9% delle imprese che pagano in ritardo di oltre 30 giorni le fatture ai propri fornitori, contro il 16,9% dei commercianti all’ingrosso (Fonte Cribis).

Inoltre, considerato che ogni cattivo pagatore ha potenzialmente in media 5 posizioni debitorie verso 5 creditori differenti, e che le società finanziarie, le Utilities e le Telco sono le prime a muoversi per tentare un recupero stragiudiziale, la probabilità che i ritardi nei pagamenti più consistenti diventino effettivamente degli insoluti ed il Debitore risulti insolvente perché già “aggredito” dai soggetti precedenti aumenta decisamente. Proprio per questo motivo, come per ogni attività affidata in outsourcing, è necessario per le Imprese Vinicole affidarsi a società specializzate nel recupero stragiudiziale e nello specifico nei crediti commerciali, aventi caratteristiche completamente differenti dai crediti privati.

Inoltre l’esperienza nel settore specifico e la conoscenza della categoria di Clienti insolventi con i quali si andrà ad operare può permettere di clusterizzare i crediti a seconda delle loro caratteristiche specifiche e personalizzare l’attività di recupero secondo le esigenze di ogni tipologia di posizione. Il processo di recupero stragiudiziale è infatti composto da diverse fasi, dal sollecito epistolare all’esecuzione domiciliare fino alla diffida legale e la modalità di implementazione di queste fasi è data in gran parte, oltre che ovviamente dalla struttura della società di recupero e dalle fasi che ognuna di queste è in grado di svolgere, dalla capacità di modulare l’attività a seconda delle necessità del Cliente, in ottica di tempi e costi.

Richiedi maggiori informazioni sul recupero crediti nel settore vinicolo sviluppato da One.

One e Assindustria Veneto Centro

La nuova convenzione dedicata agli Industriali di Treviso e Padova mette a disposizione il servizio di recupero crediti fino alla fase legale.

In base all’accordo, One offrirà agli iscritti (alle condizioni esclusive concordate) il servizio di recupero crediti in tutte le sue fasi inclusa la diffida legale e il sollecito da parte degli uffici legali convenzionati.

Crediti insoluti: quando iniziare il recupero stragiudiziale?

Quanto tempo deve passare perché un credito sia ritenuto effettivamente insoluto? Dopo quanti mesi devo iniziare a gestire le fatture non pagate in maniera decisa? La maggior parte delle imprese italiane sono da considerarsi micro-imprese e la gestione strutturata del credito potrebbe non essere la priorità all’interno di aziende di piccole dimensioni che, “giustamente”, ritengono di avere altre priorità relative alla produzione ed alla commercializzazione dei propri prodotti e/o servizi.

E’ infatti certamente indispensabile focalizzare l’attenzione sulla qualità e quantità dei beni venduti, definirne il loro valore aggiunto ed incentivarne, grazie ad una forte spinta commerciale, la loro vendita nel proprio mercato di riferimento. Ma la crescita commerciale delle aziende si lega inesorabilmente a doppio filo con l’aspetto crediti insoluti; acquisire più Clienti è un gran risultato, senza ombra di dubbio, ma vista la fisiologica percentuale di debitori insolventi sul totale dei propri clienti ai quali viene concesso un credito, più X Clienti vorrà dire più %X Clienti insolventi. Questo aspetto non è assolutamente da sottovalutare viste le difficoltà che la mancanza di liquidità dovuta ai crediti insoluti può portare ad un’azienda, sia essa in crescita e quindi bisognosa di investimenti, sia essa in crisi e quindi con priorità e necessità di denaro contante.

Reagire ai crediti insoluti non vuol dire però decidere di prendere in rassegna tutti le fatture non pagate degli ultimi anni e partire con il recupero al momento della necessità di liquidità. Le possibilità di recuperare un credito, in via stragiudiziale, è infatti inversamente proporzionale all’anzianità di quel credito, e quindi più il credito è “vecchio” più questo sarà difficile da recuperare, sia stragiudizialmente che legalmente. E allora quando agire per migliorare le performance di recupero crediti?

Statisticamente dopo 45 giorni di ritardo nel pagamento di un fattura, tolti i ritardatari seriali che nella loro extra-dilazione diventano quasi abitudinari, quel credito sarà quasi sicuramente un insoluto a tutti gli effetti e quindi un credito che il debitore non ha intenzione di pagare di sua spontanea volontà. Inoltre si stima che ogni “cattivo pagatore” ha in capo circa 5 posizioni a recupero, per cui 4 oltre alla vostra. Se si legge questo dato insieme alle percentuali di crediti affidati al recupero per settore merceologico diventa ancora più significativo; il 90% dei crediti affidati a recupero appartengono a Banche, Finanziarie, Utilities e Telecomunicazioni, le quali si muovono sugli insoluti a circa 30/60 giorni dalla scadenza.

Facendo due calcoli si può ipotizzare una situazione di questo genere: la Pinco Pallino Srl inizia a riscontrare delle problematiche di liquidità e non paga una rata alla Finanziaria, va in scoperto con il fido della Banca, ritarda il pagamento della Bolletta dell’Energia elettrica e quella telefonica, e poi non paga una vostra fornitura. Dopo circa 50 giorni le prime quattro si muovono con il recupero stragiudiziale attraverso una Società di recupero crediti e riescono a rifarsi sul proprio debitore. Dopo 240 giorni (media del tempo di reazione ai ritardi delle PMI) andate a tentare anche voi un recupero stragiudiziale.

L’esito positivo come si può immaginare è decisamente più difficile rispetto a quello dei primi quattro soggetti, visto che la Pinco Pallino, dopo aver dato la precedenza ai primi che si sono mossi per sollecitare il pagamento, non ha più risorse per saldare il proprio debito con voi. E’ per questo motivo che accelerare i tempi di reazione e gestire in maniera tempestiva i ritardi nei pagamenti può fare la differenza nel recuperare della liquidità indispensabile. Grazie al sostegno di società specializzate nel recupero crediti commerciali è poi possibile segmentare le diverse tipologie di crediti, sia per anzianità che per dimensione e settore merceologico, per poi implementare una strategia di recupero differente per ogni cluster.

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